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VIDEO ECOGRAFIA
: L' esame ecografico mostra a livello epatico formazione rotondeggiante di 13 cm, che occupa gran parte del lobo sinistro, localizzata medialmente alla colecisti che appare compressa dalla suddetta neoformazione. Questa presenta pareti in gran parte calcifiche e contenuto disomogeneo , dove però si possono riconoscere alcune immagini di tipo cistico (a rosetta).

VIDEO TC : L' esame TC dimostra la tipica presenza periferica delle cisti figlie e la parziale calcificazione del pericistio




CLASSIFICAZIONE IDATIDOSI EPATICA
CLASSIFICAZIONE: Nel 2003, the World Health Organization Informal Working Group on Echinococcosis (WHO-IWGE) ha proposto una classificazione basata sullo stato di attività delle cisti secondo l'aspetto ecografico :

Classification of ultrasound images in cystic echinococcosis proposed by the Informal Working Group on Echinococcosis of the World Health Organization:

- Cisti di incerta eziologia ( CL )

- Cisti di echinococco attiva (CE1, CE2),

- Cisti di transizione (CE3),

- Cisti inattive (CE4 and CE5)


CASO CLINICO
PRESENTAZIONE

Donna di 76 aa. con pregressa attività lavorativa di tipo agro-pastorale.

Giunge alla nostra osservazione per la ricerca di masse addominali capaci di spiegare la TVP arti inferiori causa del suo ricovero.

Anamnesticamente, tra le altre cose, si rileva storia di dispepsia e frequenti episodi di prurigo. Gli esami ematochimici, rilevano modica eosinofilia. L'esame obiettivo addominale, consente di palpare in epigastrio-ipocondrio dx, tumefazione di consistenza duro-parenchimatosa, non dolorabile, mobile con la respirazione.



 

L' esame ecografico mostra a livello epatico formazione rotondeggiante di 13 cm, che occupa gran parte del lobo sinistro, localizzata medialmente alla colecisti che appare compressa dalla suddetta neoformazione. Questa presenta pareti in gran parte calcifiche e contenuto disomogeneo , dove però si possono riconoscere alcune immagini di tipo cistico (a rosetta).

La disomogeneità del contenuto e le calcificazioni parietali depongono per una sofferenza della cisti anche se la presenza di cisti figlie all'interno ne certifica la sua vitalità.



DIAGNOSI FINALE :

IDATIDOSI EPATICA


DISCUSSIONE

L' Idatidosi epatica è una parassitosi provocata dalle forme larvali dell'Echinococco; se ne conoscono 4 tipi: la principale è l'idatidosi cistica provocata dall'E. Granulosus, il più diffuso nelle nostre regioni; l'altra, E. Multilocularis, più frequente in Alaska, Canada e Siberia. Gli altri tipi, E. Vogeli ed E. Oligarthus presenti in animali selvatici (centro e sud-America), raramente sono responsabili di malattia policistica nell'uomo.

L'idatidosi cistica, ha diffusione ubiquitaria con particolare frequenza nelle popolazioni dedite alla pastorizia ed all'allevamento del bestiame.

Il verme adulto misura circa 3 mm e vive nell'intestino del cane (nell'E. multilocularis, gli ospiti sono i canidi selvaggi, lupi e volpi). Esso è costituito da uno scolice e da 2-3 proglottidi di cui solo l'ultima contiene le uova o embriofori (20-30 micron di diametro) che vengono espulsi con le feci.

Ospiti intermedi abituali sono gli ovini, ma frequente serbatoio d'infezione sono anche bovini e suini.

L'uomo si infesta ingerendo verdure contaminate dalle feci del cane oppure per ingestione diretta di scolici in seguito a contatto con questi.


L'embrione viene liberato in seguito alla dissoluzione della membrana dell'embrioforo a contatto con i succhi gastrici.

Raggiunto l'intestino, questo attraversa la parete intestinale ed attraverso il circolo portale raggiunge il fegato dove si sviluppa nel 70% dei casi; nel restante 30% , supera il filtro epatico giungendo al cuore dx e quindi al polmone.

Solo raramente raggiunge il versante arterioso per disseminarsi in altri organi ed apparati.

Nel giro di 60 ore la larva provoca un granuloma infiammatorio; già il quarto giorno compare un vacuolo che si sviluppa molto lentamente per formare una cavità contenente liquido che può arrivare a 10 cm ed oltre.

L'accrescimento della cisti è molto lento e nel giro di parecchi anni la parete cistica può calcificarsi anche se gli scolici possono rimanere vivi ancora per lungo tempo.

La crescita del parassita provoca da un lato la compressione e l'atrofia della componente nobile del parenchima epatico e dall'altro stimola la proliferazione della componente fibrosa.

Il parenchima ischemico e compresso si trasforma in un tessuto fibroso lamellare che ingloba i vasi sanguigni e biliari di piccolo calibro.

Si forma così il pericistio; questo è composto da 3 strati:

  • uno esterno costituito da cellule epatiche in via di degenerazione
  • uno interno sclero connettivale
  • uno intermedio molto vascolarizzato

Più internamente invece troviamo la membrana proligera dove si ritrovano vescicole figlie ed un liquido limpido (acqua di roccia) contenente numerosissimi scolici (400.000/cmc) che formano la cosidetta sabbia idatidea.

I vasi venosi ed arteriosi compressi nello spessore del pericistio, sono preda di fenomeni vasculitici che aggravano le lesioni anossiche del parenchima, ma che evitano la possibilità di grosse emorragie all'interno del cavo pericistico e nelle vie biliari.

Nei dotti biliari, per azione fibrinolitica della bile, non si verifica la trombosi, ma fenomeni di erosione con la formazione di fissurazioni e fistole che si aprono nel cavo pericistico-chitinoso. Quando la cisti è integra, la pressione presente al suo interno è superiore a quella delle vie biliari per cui tali comunicazioni sono chiuse.

Con l'invecchiamento del parassita, la pressione intracistica diminuisce, la bile filtra nello spazio pericistico-chitinoso accelerando l'involuzione dello stesso.

Quando la cisti muore, il contenuto si trasforma in un magma di sostanza di tipo mastice nella quale si depositano sali di calcio.

La deposizione di sali di calcio può avvenire anche durante la vita del parassita in conseguenza del processo flogistico costantemente presente.

Grazie alla riserva funzionale del parenchima epatico, la cisti rimane asintomatica per lungo tempo e la diagnosi è molto spesso casuale nel corso di esami eseguiti per altri motivi.

La sintomatologia può essere rappresentata da vaghi sintomi dispeptici quali digestioni lente e laboriose, bocca amara, eruttazioni post-prandiali, senso di peso in ipocondrio ed epigastrio, dolorabilità addominale.

Questi disturbi, sono secondari a fenomeni compressivi sul parenchima epatico e sulle vie biliari.

Altresì la comparsa di prurito cutaneo con vere e proprie reazioni orticarioidi, crisi asmatiformi associate ad eosinofilia, sono secondarie a reazioni tossico-allergiche conseguenti alla fuoriuscita anche di minime quantità di liquido idatideo.

Talora invece l'esordio della malattia si manifesta con il quadro clinico di una complicanza.

Tra queste ricordiamo l'infezione della cisti, conseguente a piccole soluzioni di continuo della parete, ma soprattutto la rottura (spontanea o post-traumatica) che può essere causa non solo di diffusione di malattia ma anche di fenomeni gravi quali lo shock anafilattico.

Dal punto di vista topografico, l'idatide si localizza più frequentemente nel lobo dx (66-81%). Questa predilezione è dovuta al maggior calibro del ramo dx della vena porta, con calibro maggiore del sinistro e con asse in diretta continuazione col tronco portale.

Raramente sono presenti localizzazioni multiple.


TERAPIA :

Il moderno trattamento delle cisti idatidee del fegato varia dal classico interveto chirurgico al drenaggio per cutaneo , alla terapia medica .

La chirurgia rimane il trattamento di scelta e può essere eseguita in via convenzionale o laparoscopica con interventi di resezione segmentarla o lobare .

Il drenaggio percutaneo associato al trattamento della cisti con soluzione salina ipertonica od alcool può essere una valida alternativa al trattamento chirurgico in casi selezionati.

La terapia medica si avvale di farmaci come l'albendazolo ed il mebendazolo.


BIBLIOGRAFIA

Gharbi HA, Hassine W, Brauner MW, Dupuch K . Ultrasound examination of the hydatic liver. Radiology 1981; 139: 459-463

Haddad M, Birjawi G, Khouzami R, Khoury N, El-Zein Y, Al-Kutoubi A. Unilocular hepatic echinococcal cysts: sonography and computed tomography findings. Clin.Radiol 2001; 56: 746-750

Brunetti E.; Filice C. ; Echinococcosis Hydatid Cyst ; e-medicine.com ; Dicembre 4, 2006).

WHO Informal Working Group on Echinococcosis: Guidelines for treatment of cystic and alveolar echinococcosis in humans. WHO Informal Working Group on Echinococcosis.
Bull World Health Organ 1996; 74(3): 231-42

Kumar et al. Hydatid cyst of liver; Postgrad Med J.2003; 79: 113-114

Shah DS, Parikh H, Shah B, Banuprakash S, Shah J. Imaging appereances of hydatid cyst. Indian J Radiol Imag ing [serial online] 2006 [cited 2008 May 28];

Filice C, Pirola F, Brunetti E, Dughetti S, Strosselli M, Foglieni CS. A new therapeutic approach for hydatid liver cysts. Aspiration and alcohol injection under sonographic guidance. Gastroenterology 1990; 98: 1366-1368

Anil T. Ahuja , et a l. ; Diagnostic Imaging Ultrasound ; Amirsys Inc 2007

 

IDATIDOSI EPATICA
Idatidosi epatica
Autori:
Dr. Danilo Sirigu ;
Dr. Stefano Puddu ;
Servizio di Radiologia, Azienda Ospedaliera Brotzu, Cagliari

Luglio 2008
www.sonoworld.org

E-mail: info@radmovies.it
 
 
 
Casi clinici:
> Adenocarcinoma Primitivo del Duodeno
> Colonscopia Virtuale
> Idatidosi Epatica
> Sindrome di Budd Chiari
>Sindrome da Intollerenza del Graft
> Fibroma Ovarico Cellulato
> Complesso di Von Meyenburg
 
 
 
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